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Rosso&Verde - Il semaforo di Ternana-Virtus Verona

di Marina Ferretti
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Verde: la reazione.
La Ternana, è vero, ha raccolto appena un punto contro una Virtus Verona che, sulla carta e non solo, avrebbe dovuto essere avversario abbordabile per il ritorno alla vittoria delle Fere: per come è arrivato questo punto, però, ha più l'odore di qualcosa di più. Lasciando da parte tutti gli errori commessi, le polemiche e i rancori, proviamo a pensare che un doppio svantaggio casalingo, in inferiorità numerica per di più, con uno stadio freddo, avrebbe tagliato le gambe a qualsiasi squadra, e invece questo non è successo. Certo, è stata complice anche la squadra avversaria, che è calata, che ha concesso troppo ad una Ternana in dieci e spesso in difficoltà, ma la squadra di Calori non ha mollato, non ha smesso di crederci, seppure consapevole di aver deluso, di vivere un momento nero, di giocare molto al di sotto delle aspettative. La reazione rossoverde porta la grinta addosso di Tommaso Pobega, autore della doppietta che ha riportato a galla le Fere, porta la tigna di Marco Frediani, adattato terzino senza tirarsi indietro, e porta, perchè no, anche il coraggio e la forza di Riccardo Gagno, che dopo il pasticcio in combinata è stato lucido e bravo a non perdere la concentrazione e la testa, rimanendo in partita senza farsi inghiottire, grazie anche alla tenerezza di Marino Defendi, che un capitano lo si vede anche in queste occasioni. Ovvio che le cose da salvare, per come sta andando avanti il campionato, non possano bastare, ma cerchiamo di ripartire da questo, proviamo a vedere che sotto a strati di polvere e delusione, qualcosa batte ancora: non può bastare, certo, ma può aiutare. 

Rosso: la crisi. 
Ecco, sul capitolo cose da bocciare e crisi ci sarebbe da scrivere per ore, potrebbe uscirne quasi un libro. Innanzitutto, c'è la crisi della Ternana: un a squadra palesemente impaurita, che non è capace a reagire alle difficoltà se non quando le cose sembrano ormai del tutto compromesse. C'è una squadra, quella di Calori, che non riesce a scacciare il timore, che gioca col freno a mano tirato e ha bisogno di prendere le cosiddette batoste prima di tirar fuori gli artigli, un problema di testa più che di gambe, che condiziona in maniera eccessiva giocatori che, sulla famosa carta, potrebbero quasi allenarsi da soli, tanto sono esperti. Il pasticcio in occasione del secondo gol, sul quale va detto ha inciso in maniera notevole anche lo stato precario (a voler essere buoni) del campo del Liberati, è la fotografia di una squadra in difficoltà, che non riesce a gestire un momento negativo, rischiando di precipitare in un abisso senza fine. Per inciso, non ce ne vogliate, non aiuta a non cadere nell'abisso anche l'ambiente stadio: freddo, desolato, contestatore quando ancora le cose si potrebbero aggiustare. Vero che è la Ternana a dover riconquistare la piazza, vero che le prestazioni e i risultati deludenti non possono infiammare una tifoseria, verissimo che l'entusiasmo può andare diminuendo e che non è con le parole e le promesse che si riporta gente a vedere la partita. Tutto molto vero, come lo è però anche la necessità di far sentire alla squadra che Terni c'è, che non c'è disinteresse, che per quei 90 minuti, almeno per quelli, si è concentrati tutti su un unico obiettivo: incitare, tifare, spingere anche quando sembra tutto perso e, solo dopo, contestare, rimanere in silenzio, polemizzare. Perchè la contestazione è sacrosanta (e ci mancherebbe pure, visto come stanno andando le cose), ma provare ad essere il dodicesimo uomo in campo lo è di più, quando si gioca. 


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